domenica 24 gennaio 2010

Tritoni e Nereidi


Tritoni e Nereidi

Ninfa con lebete

Ninfa con lebete
Lebete recipiente a forma di catino o di vaso sostenuto da un treppiede, usato per cuocere carne, per fare sacrifici e abluzioni.

venerdì 1 gennaio 2010

Pan e Ninfa

Pan e Ninfa

Le ninfe d'acqua


Nella mitologia classica, le Ninfe stavano a metà tra gli dei e gli uomini, come i demoni, a cui assomigliavano tanto. Non salivano sull'Olimpo. Non avevano templi, ma soltanto altari. Non erano immortali; e Esiodo ci assicura che la loro vita non superava "la durata di dieci vite di palma". Nelle loro figure sorridenti e graziose, che coprivano di danze la superficie del mondo, si raccoglieva tutta la vita acquatica della natura: loro erano i ruscelli, le fonti, i fiumi, i torrenti, i laghi, le paludi, le grotte montane grondanti d'acqua. Attratti dalla loro grazia, molti uomini entravano nel loro regno, accanto ai Sileni e ai Satiri. Era un rischio tremendo. Chi vedeva le ninfe: chi riceveva dalle ninfe il dono della ispirazione e della chiaroveggenza: chi amava le ninfe, spesso sprofondava nella follia e perdeva sé stesso.
Pietro Citati

Una Ninfa di Toberenz

Una Ninfa di Toberenz

Offerta votiva a Pan ed a una Ninfa


Offerta votiva a Pan ed a una Ninfa

Lesni Zenka - ninfa delle piante della mitologia slava

Lesni Zenka - ninfa delle piante della mitologia slava

Spelonca della Ninfa Egeria detta volgarmente di Cafarella


Spelonca della Ninfa Egeria detta volgarmente di Cafarella

Egeria, una delle Camene, ispiratrice di Numa.
Nome di due fonti, una dinanzi alla Porta Capena, l'altra vicina ad Ariccia, entrambe dedicate alla ninfa amata dal re Numa.

Ninfa e Cupido

Ninfa e Cupido

Le Ninfe



Le Ninfe
Giustifica
Chi, fra i Greci, poteva vantarsi di conoscere i nomi di tutte le ninfe? Erano le divinità di tutte le acque correnti, di tutte le sorgenti, di tutte le fonti. Non le ha prodotte l'immaginazione ellenica: erano al loro posto, nelle acque, fin dal principio del mondo; dai greci ricevettero forse la forma umana e il nome. Sono state create allo scorrere vivo dell'acqua, dalla sua magia, dalla forza che ne emanava, dal mormorio delle acque. I Greci, al più, le hanno staccate dall'elemento con cui si confondevano. Una volta staccate, personificate, investite di tutti i prestigi acquatici, hanno acquisito una leggenda, sono intervenute nell'epopea, si sono lasciate tentare dalla taumaturgia. Le ninfe sono per solito madri degli eroi locali; divinità secondarie di certi luoghi, gli uomini le conoscono bene e offrono loro culto e sacrifici. Le più celebri sono le sorelle di Teti, le Nereidi, o le Oceanidi, come le chiamava Esiodo, ninfe nettunie per eccellenza. Le altre ninfe sono in maggioranza divinità delle fonti. Ma abitano anche le caverne piene di umidità. La " grotta delle ninfe" era diventata un luogo comune nella letteratura ellenistica, la formula più " letteraria ", quindi la più profana, la più lontana dal primitivo senso religioso del complesso Acqua-Caverna cosmica-beatitudine, fecondità, sapienza. Le ninfe, appena personificate, intervengono nella vita umana. Sono divinità della nascita (acqua === fecondità) e kourotrophoi, allevano i bambini, insegnano loro a diventare eroi . Quasi tutti gli eroi greci sono stati allevati o dalle ninfe o dai centauri, cioè da esseri sovrumani, che partecipano alle forze della natura e le dominano. L'iniziazione eroica non è mai " familiare"; in generale non è neppure " civica ", non avviene entro la città, ma nella foresta e nella macchia.

Per questo, insieme alla venerazione per le ninfe (e per gli altri spiriti della natura), troviamo anche la paura delle ninfe. Spesso le ninfe rubano i bambini; qualche volta li uccidono per gelosia. Sulla tomba di una bambina di cinque anni si è trovato scritto: " Bimba amabile, perché ero graziosa, sono stata rapita dalle Naiadi, non dalla morte " . Le ninfe sono poi pericolose in un'altra maniera; a mezzo il giorno, al colmo del caldo, turbano lo spirito di chi le vede. Il mezzogiorno è il momento dell'epifania delle ninfe, chi le scorge è in preda a un entusiasmo ninfoleptico; cosi Tiresia, che vede Pallade e Chariclo, o Atteone che sorprende Artemis con le sue ninfe. Per questo si raccomandava di non accostarsi, sul mezzogiorno, alle fontane, alle sorgenti, ai corsi d'acqua o all'ombra di certi alberi. Una superstizione più tarda parla della follia vaticinante che colpisce chi scorge una forma uscire dalle acque: speciem quondam e fonte, id est effigiem Nymphae. In tutte queste credenze persiste la virtù profetica delle acque, malgrado le inevitabili contaminazioni e affabulazioni. Ma persiste soprattutto il sentimento ambivalente di paura e di attrazione verso le acque, che insieme disintegrano (il " fascino " delle ninfe porta alla pazzia, l'abolizione della personalità) e germinano, che uccidono e che facilitano la nascita.

Mircea Eliade, "Trattato di storia delle Religioni", Bollati Boringhieri, 1999.
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Apollo che insegue la ninfa Daphne


Apollo che insegue la ninfa Daphne

Daphne o Dafne, ninfa amata da Apollo, per sottrarsi al desiderio del nume, si diede alla fuga; quando si arrestò dal lungo inseguimento del Dio, dietro sua invocazione venne mutata in alloro.

Ninfa del folklore della Slesia

Ninfa del folklore della Slesia

Ninfe Oreadi

Ninfe Oreadi

Ninfe Napee

Ninfe Napee

Ninfe Naiadi.

Ninfe Naiadi

In capo al porto un ulivo dalla lunga chioma,
vicino a lui l’antro amabile, tenebroso,
sacro alle Ninfe che Naiadi si chiamano.
Dentro sono crateri ed anfore
di pietra, dove le api serbano il miele.
Lì alti telai di pietra, sui quali le Ninfe
tessono stoffe color porpora, meravigliose a vedersi;
lì ancora acque che sempre scorrono. Due sono le porte,
l’una che scende verso Borea è per gli uomini,
l’altra verso Noto ha più divino;
per di là non entrano gli uomini, ché è la via degli immortali.

Omero

Ninfe di Diana

Ninfe di Diana

Ninfe dell'Aria Iris

Ninfe dell'Aria Iris

Ninfe dell'Aria - Rosee

Ninfe dell'Aria - Rosee

Ninfe dell'Aria - Pioggia


Ninfe dell'Aria - Pioggia

Ninfe dell'Aria - Cometa

Ninfe dell'Aria - Cometa

Ninfe Driadi

Ninfe Driadi

Le controparti mentali-emotive dei boschi sono spesso piene di interesse e sono di una bellezza incantevole. Le forze vitali provenienti dal regno vegetale e le altre emanazioni degli alberi, in particolar modo dei grandi alberi, riempiono l'atmosfera di sottili radiazioni in mezzo alle quali gli spiriti di natura degli alberi agiscono e vivono e si muovono gli angeli. Questi ultimi danno talora l'impressione di uno stato di coscienza piuttosto sognante e di essere essi stessi espressioni della vita dell'albero, tutt'uno con lo spirito che anima tutta la vegetazione. Si immergono negli alberi ed emergono da essi, scivolano nel bosco come giovinette alte, un po' schive, snelle, graziose e vestite di abiti diafani in molte tonalità di verde. Può servire da illustrazione una loro descrizione:

Le fate degli alberi e gli spiriti di natura superiori che dimorano in un bosco vicino a Kendal nel Westmorland, sono veramente splendidi. Si muovono in mezzo agli alberi con una grazia nobile e calma.

Una di esse, che penso ci avesse osservati e non sembrava spaventata, solleva lievemente il leggero e sottile abito attraverso il quale si può intravvedere debolmente la sua rosea forma. I "capelli" sono lunghi e minuscole luci si muovono a mo' di ghirlanda intorno al suo capo. Il portamento è talmente splendido che, se non fosse per la completa assenza di autocoscienza e per il perfetto candore nell'espressione del viso e degli occhi, avrei pensato stesse posando. Tutto intorno ve ne sono altre di eguale bellezza, ognuna in lieve misura diversa dalle altre compagna e molte di esse con una coscienza ben meno proiettata all'esterno. Un'altra, che mi volge la schiena, ha graziosi lunghi "capelli" scuri che scendono ben al di sotto della vita. Uno snello, bianco braccio è teso in avanti, un po' di lato, mentre scivola lentamente attraverso il bosco. Spesso sembrano meno spiriti di natura con identità separate che anime degli alberi; sembrano, per cosi dire, espressioni dello spirito di natura della vita arborea in evoluzione, poiché esse si fondono con gli alberi più grandi, scomparendo per un certo tempo alla vista, per poi riemergere e muoversi nel bosco.

Le similitudini possono dimostrarsi ingannevoli ma allorché si osservano gli spiriti di natura e gli abitatori angelici del bosco e della foresta, questi appaiono talora come pesci delle profondità oceaniche che guizzino per qualche istante in un'area luminosa per poi sparire dalla vista come se si fondessero ancora una volta con l'elemento acqueo. Gli angeli più evoluti degli alberi, quelli associati a grandi, vecchissimi alberi, mostrano una chiarezza di visione e facoltà mentali più umane. Il loro sguardo può essere acuto e penetrante allorché volgono la loro attenzione a chi penetri nel loro regno e sia capace di vederli e di comunicare con loro. Ciò nondimeno, anche nel loro caso, si riceve l'impressione di un'intima fusione della loro vita e della loro coscienza con quella dell'albero che animano e di cui aiutano l'evoluzione.

Geoffrey Hodson, Il regno degli Dei, Edizioni Età dell’Acquario, 1992, Grignasco.

Ninfe del Mare Teti


Ninfe del Mare Teti

Ninfe dell'Aria - Serenità del giorno


Ninfe dell'Aria - Serenità del giorno

Ninfe del Mare Nereidi

Ninfe del Mare Nereidi

Ninfe Amadriadi


Ninfe Amadriadi

Ninfa del mare Galatea

Ninfa del mare Galatea

Hylas e le ninfe d'acqua


Hylas e le ninfe d'acqua

Ninfe dell'Aria - Serenità della Notte

Ninfe dell'Aria - Serenità della Notte

La leggenda della Ninfa Eco

La leggenda della Ninfa Eco

la versione in latino:
Echo, eximiae speciei nympha, de Iunone,lovis uxore et numinum regina,contumeliosa verba dixerat et sic maxime invisa erat. Tum Iuno statuit tam impudentis puellae loquacitatem punire et linguam eius oppressit. Echo nec surda nec muta fuit,s ed eius os solum ultimam syllabam verborum iterabat,quia verba integra pronuntiare non valebat. Sic Narcissi,praestantis adulescentis,amorem deperdit,quia iuvenis balbam puellam respuit. Tunc nympha in speluncam inter montium saltus confugit neque umquam inde in lucem evasit. Deinde sola vox tam formosae virginis superstes fuit.

Testo in Italiano:

Eco, ninfa di eccezionale bellezza, aveva detto calunnie e insulti a proposito di Giunone, moglie di Giove e regina degli dei, ed era odiata moltissimo alla dea.
Quindi la dea decise di castigare tanto sfrontata loquacità e paralizzò la lingua della stolta fanciulla. Eco non fu né muta né sorda, ma, quando ascoltava una parola, ripeteva con la sua bocca solo l'ultima sillaba e non poteva pronunciare parole intere. Così si innamorò di Narciso, giovane prestante, il quale rifiutò la fanciulla balbuziente. Allora la ninfa si rifugiò in una grotta fra le montagne e non uscì mai alla luce. Allora il dolore consumò e distrusse la povera fanciulla: il corpo si indebolì a causa della fame, le ossa furono trasformate in sassi e solo la voce della tanto bella fanciulla fu superstite.