lunedì 3 ottobre 2011

Amadryades - - - Endymione (2011)



ET QVAMDIV NIGREDO DURAT FOEMINA IMPERAT...


D.M.
Aelia Laelia Crispis,
Neither man nor woman, nor androgyne, nor maid, nor boy, nor crone, nor chaste, nor whore, nor virtuous, but all.
Carried away neither by hunger, nor by sword, nor by poison, but by all.
Neither in heaven, nor in earth, nor in water, but everywhere is her resting place.
Lucius Agatho Priscus,
Neither husband, nor lover, nor kinsman, neither mourning, nor rejoicing, nor weeping, [raised up] neither mound, nor pyramid, nor tomb, but all.
He knows and knows not [what] he raised up to whom.

This is a tomb that has no body in it.
This is a body that has no tomb round it.
But body and tomb are the same.


CLODIA PLAVTILLA
SIBI ET
Q. VERCONIO AGATHONI MARITO OPTIMO
ET LVCIFERAE
.LIB.
IN.FR.P.XX.IN.AGR.P.XX.
.H.M.H.N.S.

(Corpus Inscriptionum Latinarum, XI, 1, pp163, 884)


"... Affermo che Elia Lelia Crispide è stata una delle amadriadi, vale a dire una ninfa collegata a una quercia,
o in essa racchiusa.

...La ninfa gli apparve nell'aspetto più tenero e allo stesso tempo più arcigno, mostrando, già da circa duemila anni,
lineamenti assai mutevoli (...) accese l'amore di Lucio Agatone Prisco, strappandolo sicuramente al caos,
ossia alla confusione detta 'agatonica', e lo colmò di affanni e tormenti penosi..."

(Ulisse Aldovrandi,
"Dendrologiae libri duo" - 1668;
cit. in:
Carl G. Jung, "Mysterium Coniunctionis")


"... Tra le molte interpretazioni date dai commentatori
vorrei ricordarne una che mi pare degna di essere strappata all'oblio. E l'opinione espressa dai due amici dell'autore (i.e. Carlo Cesare Malvasia, 1616-1693), secondo la quale,
mentre Lucio Agatone era un uomo reale (homo verus),
Elia Lelia era invece una 'ficta foemina' (una donna fittizia),
o forse piuttosto un 'malus Genius' o uno spirito empio (improbus spiritus), il quale - secondo l'opinione
di uno di loro - vaga nell'aria; L'altro amico, invece, crede che si tratti di uno spirito che soggiorna nella terra e che sia 'infixus et adhaerens' in una 'quercia giunonia'; dunque uno spirito silvano, una ninfa o un'amadriade che, quando la quercia fu abbattuta e bruciata, fu obbligata a cercarsi un'altra dimora e l'avrebbe trovata, come morta, in questo sarcofago. Così è stata celebrata, cantata e descritta da Agatone, suo amato e amante..."

(Carlo Cesare Malvasia,
"Aelia Laelia Crispis Non Nata Resurgens" 1683;
cit. in:
Carl G. Jung, "Mysterium Coniunctionis")

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